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Icona Essenza Divina

L’Icona
Dalla cultura umanistica all’intuizione tecnica-scientifica

Introduzione

Nel mondo di oggi diventa sempre più chiaro agli occhi di tutti, che senza la cultura umanistica, lo stesso sviluppo morale dell’umanità, compreso il pensiero scientifico e l’intuizione tecnica, non sarebbero possibili.

La rinascita dei nazionalismi in tutto il mondo e i processi disgregativi che essi comportano, sono una diretta conseguenza dell’incomprensione tra i popoli, spesso frutto della insufficiente cultura umanistica, disattenzione verso l’arte, mentre la cultura serve sempre a dissolvere le inimicizie e a conoscere i lati migliori, più sublimi di ogni nazione. Si impone la necessità di essere tolleranti verso tutte le varietà dell’arte, verso l’arte nazionale e l’arte del passato. Tale tolleranza non deve scaturire dall’indifferenza, ma dal sincero desiderio di conoscere i valori artistici e ideali di altri popoli, essendo animati più dallo spirito percettivo che da quello inquisitorio.

L’icona russa è una scoperta del XX secolo. Solo quando si imparò a ripulire le antiche icone dagli strati pittorici di epoca più tarda, esse divennero vere e proprie opere d’arte, e si rese possibile studiarle scientificamente. Uno dei primi artisti che apprezzarono adeguatamente la bellezza delle icone russe fu Matisse. Capitato a Mosca nel 1911, ebbe modo di visitare diverse collezioni di icone e divenne subito un appassionato ammiratore di questa arte. Rimase particolarmente colpito dalle icone di Novgorod, delle quali disse: “Questa è l’autentica arte popolare, da cui traspaiono le ricerche artistiche originarie. L’artista contemporaneo deve prendere l’ispirazione da questi primitivi…”. In seguito, soprattutto dopo le mostre del 1913, 1927 e 1967, l’icona russa cominciò a destare un’attenzione sempre più viva. Tra i pittori che vi attingevano vivaci spunti creativi, vanno ricordati primi tra tutti Natalija Gončarova, Marc Chagall, Petrov-Vodkin e altri. L’icona affascinava per le sue originali soluzioni coloristiche e compositive, per le sue immagini profondamente ispirate, per la sua concezione di vita semplice e patriarcale.

“I nostri antichi antenati” scrive Trubeckoj  “non erano filosofi, ma veggenti che esprimevano le proprie idee non con le parole, ma nei colori”. Gli iconografi della antica Russia, con meravigliosa chiarezza e forza, incarnarono nelle forme e nei colori, ciò che riempiva il loro animo: la visione di una diversa verità vitale e di una diversa concezione del mondo. Cercando di esprimere a parole l’essenza della loro risposta, nessuna è in grado di rendere adeguatamente la bellezza e la potenza di questo incomparabile linguaggio di simboli religiosi.

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