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Syra, splendida Bellezza

Pubblicato da: Antiche Icone Russe Commenti: 0

È sempre lei, Syra, nella sua splendida bellezza.

Quel giorno di circa dieci anni fa, quando andai a prelevarla dalla sua cucciolata era la più timida, la più riservata, ma era anche la più bella.

Syra, un nome esotico, orientaleggiante, non comune alle nostre longitudini. Così era lei, non di questa parte del mondo.

Un batuffolo di cotone che, giorno dopo giorno, sviluppava la sua bellezza in modo esagerato, tanto da farmi palpitare il cuore, eppure ero abituato alla Bellezza dell’arte. A modo suo era un piccolo capolavoro della natura, altrettanto bella come può esserlo un dipinto di noto artista.

Cresceva, abituandosi a me, al mio modo di vivere, di pensare, agire.

Lei viveva per me ed io la ripagavo vezzeggiandola, viziandola, accontentando ogni suo tenero capriccio, in ogni suo morbido comportamento.
Passavano gli anni e lei, sempre invaghita di me, sprigionava sempre più la sua bellezza ed il suo morboso attaccamento.

Ha assistito, accovacciata ai miei piedi, alla stesura dei miei libri, forse per vivere, con me, i più bei pensieri e conoscere tutti i personaggi rappresentati. Li annusava, li respirava, li godeva nella mia persona, condividendo le loro storie scodinzolando, ogni volta che posavo gli occhi su di lei.

Un giorno, un brutto episodio mise a nudo la sua fragilità: era affetta dal morbo di Adisson, una malvagia e subdola malattia che l’avrebbe privata per sempre della sua libertà di essere sana. Aveva bisogno ogni giorno di una minima dose di cortisone e, ogni 40/45 giorni, di una piccola iniezione di cortisonici.
Schiava. Schiava di un male che, se non preso per tempo e con cure periodiche, poteva privarla della vita.

E così è stato. In un frangente assurdo, certi che fino a quel momento aveva ricevuto le migliori cure, comprovate da mesi di ripetute somministrazioni, lei, una sera dopo un mio breve viaggio, si è lasciata andare, mi è scivolata dalle mani per rifugiarsi nelle braccia orribili di una morte prematura.

Forse si è sentita tradita, forse l’ho lasciata sola per poche notti e lei, non sopportando la mia, la sua solitudine, ha alzato il suo piccolo muso scrutando i miei occhi: “me ne vado non perché mi hai trascurata, ma perché tu possa venire a raggiungermi presto per stare insieme, io e te, da soli, in un mondo migliore”.
Syra era fatta così, o tutto o niente. Lei voleva, desiderava soltanto me, la mia compagnia, la mia persona, il mio cuore. Tutto doveva essere soltanto suo.

Piccola, amabile creatura, ora sono solo e rimpiango ogni cosa che le apparteneva, ogni suo angolo, ogni suo odore.
Negli ultimi tempi vivevo ogni attimo accanto a lei con un’intensità estrema, forse presagivo la sua nuova dimora.

“il ‘Ponte Arcobaleno”, il luogo  tra terra e cielo dove ogni animale giunge quando muore, specialmente se è stato amato da una persona qui sulla terra. Un posto bellissimo in cui ci sono prati con erba sempre fresca e profumata, ruscelli che scorrono tra colline e alberi e dove i nostri animali possono correre e giocare liberamente.

Qui, i nostri amici giocano insieme. Trovano sempre il loro cibo preferito, l’acqua fresca per dissetarsi e il sole splendente per riscaldarsi ed essere per sempre felici. Ai piedi del Ponte Arcobaleno gli animali che abbiamo tanto amato stanno bene, eccetto che per una piccola cosa… sentono la mancanza della persona speciale che hanno lasciato sulla terra.
Così, accade di vedere ogni tanto, qualcuno di loro  fermarsi all’improvviso durante il gioco e iniziare a scrutare oltre la collina.
In un attimo, lasciare il gruppo, mettendo in allerta tutti i sensi. Gli occhi si illuminano e le zampe iniziano la grande corsa.

Sei tu… sei stato riconosciuto… e quando incontri il tuo amico speciale lo stringi tra le braccia con grande gioia. Il tuo viso è baciato ancora e ancora e i tuoi occhi incontrano i suoi occhi sinceri che tanto ti hanno cercato.

Baci di felicità piovono sul tuo viso; le tue mani accarezzano di nuovo la testolina dell’ amico tanto amato e ancora una volta guardi nei suoi occhi fiduciosi, che tanto tempo fa erano spariti dalla tua vita, ma mai dal cuore.

Adesso, insieme, potremo attraversare il Ponte Arcobaleno, per non lasciarci mai più… e percorrere uno vicino l’altro il cammino verso l’eternità.”

Termino dedicandole una frase di un grande pensatore russo, Pavel Florenskij:

“Ma già da tempo in me vive la ferma convinzione che al mondo niente si perde, né di bene né di male, e presto o tardi lascerà il suo segno (…). La mia più intima persuasione è questa: nulla si perde completamente, nulla svanisce, ma si custodisce in qualche tempo e in qualche luogo. Ciò che è immagine del bene e ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo; senza questa consapevolezza la vita si perderebbe nel vuoto e nel non senso”

Con estremo rispetto verso di lui, a lei, Syra, dedico queste meravigliose parole racchiuse  in uno splendido pensiero, d’altronde come splendida era la sua bellezza.

Au revoir, ma petite cherie

 

 

Syra, Giovanni Boschetti

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